Una Fatscha una Ratsa (Μια Φάτσα Μια Ράτσα)

Non sembra finire la lunga serie di psicodrammi che coivolge la Grecia e l’Europa tutta.
Il susseguirsi di colpi di scena con minacce, pianti e sbattimento di porte ci tiene tutti col fiato sospeso: come finira’ la serie? Morira’ la bellagnocca Grecia? E come faranno gli sceneggiatori a farla resuscitare la prossima serie? Si scoprira’ che era tutto un sogno? E come mai uno ha la sensazione di aver gia’ visto questo questo drammone? Beh, forse perche’ in effetti questo che vediamo e’ un remake hollywoodiano di una grande saga mandata in onda 180 anni fa.

180 anni fa la Grecia si ritrovava nelle stesse identiche condizioni di oggi, ma ai tempi non e’ che i greci avessero delle grandi responsabilita’ come le hanno oggi. Ai tempi non si usava.
Il dissolvimento del grande Impero Ottomano, di cui la Grecia faceva parte, aveva lasciato la penisola ellenica distrutta, in bancarotta. Economia, infrastrutture, scuole, commerci, tutto collassato e il paese non era in grado di pagare i debiti per risollevarsi.

La salvezza venne nel 1832 e allora come oggi dall’Europa, anzi dalla Baviera.
Con l’appoggio delle potenze del tempo e durante un’assemblea nazionale greca venne eletto capo di stato della Grecia, il 2 Maggio 1832, il Principe Otto di Baviera. Evviva.
L’unico problema era che Otto a quel tempo aveva 16 anni era minorenne, quindi in pratica gestiva tutto suo padre, Ludovico I.
Ludovico I di Baviera era un personaggio di cui abbiamo gia’ parlato, era un amante dell’antica Grecia ed e’ grazie a lui se Monaco sarebbe stata definita l’Atene sull’Isar. Ludovico non poteva permettere che un paese a cui era affezionato e a cui l’Europa doveva molto, finisse in malora. Per questo intercesse presso la Troika del tempo: Francia, Inghilterra e Russia. A questi paesi chiese di sborsare 60 milioni di franchi come misura di emergenza per rimettere in piedi la baracca. Ma non solo, applico’ una mia certa idea (credo nella metempsicosi retroattiva) e per cui sono stato giudicato un folle: esporto’ il Finanzamt in territorio ellenico.
I tempi erano diversi e un paese in rovina non poteva permettersi di fare la bella figa. Ludovico adotto’ il “ghe pensi mi” e oltre ai sessanta milioni invio anche il suo ministro delle finanze, Joseph von Armansperg di cui i monacensi avevano fatto esperienza delle doti di…ahem…frugalita’ e che chiamavano “Sparmansperg” (i tedescofoni apprezzeranno il calembour).
Ma Ludwig I volle fare di piu’.
Dato che il sistema scolastico greco era collassato fece arrivare a Monaco cosi’ tanti studenti greci che dalle parti di Arcistrasse, angolo Karlstrasse si formo’ un quartiere greco.
Ludovico era amante dell’arte e c’era necessita’ di ricostruire e restaurare tutto. Visto che le novelle autorita’ greche non sapevano da dove partire, Ludwig invio due dei suoi migliori architetti: Leo von Klenze e Friedrich von Gärtner.
Anzi dobbiamo proprio a Klenze se oggi Atene ha un’acropoli.
Infatti pare che l’esercito greco, da poco formatosi, volesse radere al suolo i resti dell’acropoli per farci un’immensa caserma. Leo von Klenze fece i salti mortali per impedire un crimine contro l’umanita’ e saputa dell’impresa Ludovico ne fu cosi’ entusiasta che fece fare a Monaco una copia della porta principale dell’acropoli.
E’ per questo che oggi abbiamo i propilei a Königsplatz.

Un altro tecnico inviato ad Atene, il giurista Karl von Abel getto’  le fondamenta dell’amministrazione greca, fondamenta che sostengono tuttora lo stato greco. Fra le sue prime iniziative c’e’ stata quella dell’introduzione del Reinheitsgebot, il decreto di purezza da applicarsi alla birra greca che da li’ ha cominciato ad essere prodotta. Questione di priorita’.

Come ciliegina sulla torta i colori della bandiera.
A ricordo di quell’antica collaborazione i colori della bandiera greca sono gli stessi di quella bavarese, solo con l’ordine invertito: blu-bianco per i greci e bianco-blu per la baviera.
A suggellare il tutto la Baviera cambio’ l’ortografia del suo nome e adotto’ la “i greca” la “Y”. Da quel di’ l’antica Baiern divenne l’attuale Bayern.

La storica amicizia fra grecia e baviera viene tutt’oggi celebrata una volta l’anno in Odeonsplatz, con canti balli, vino, weissbier, olive e obadzda.
In quell’occasione ci fu il discorso di Christian Ude che ho gia’ citato e che continuero’ a citare. Di fronte al pubblico greco-bavarese disse: “Raccontatelo ai vostri parenti e amici che stanno in Grecia! Dite loro che non sono i tedeschi e tantomeno i bavaresi la causa dei loro guai. Dite loro che i veri colpevoli di questo disastro hanno nomi e cognomi e si trovano a poche centinaia di metri da qui”.
Si riferiva ad una zona poco lontano da Odeonsplatz dove hanno sede banche e finanziarie tedesche e internazionali.

E il giovane Otto? Purtroppo la gratitudine non e’ di questo mondo e Otto venne cacciato dopo un colpo di stato nel 1862 e fuggi dalla Grecia su una nave inglese. Passo’ il resto dei suoi giorni nella sua residenza a Bamberga, circondato dalla sua corte di 50 persone, tutte vestite con costumi greci e dove, dopo le 18.00 si doveva parlare solamente greco.
Le sue spoglie vengono conservata nella chiesa dei Teatini a Monaco e verra’ per sempre ricordato con il nome di Re Otto I di Grecia.

Si sa la storia la fanno i vincitori e per questo quello che i Greci raccontano della propria storia e’ una versione ben diversa ;)