Un’estate al mare – 5

Una delle poche regole da osservare in un campeggio è, oltre a quella di non rompere i maroni al tuo vicino, l’ora di silenzio. Ovvero un’ora, di solito dalle 2 alle 3, in cui è obbligatorio muoversi con passo felpato, parlare a bassa voce, fare pipi pianissimo e non tirare lo sciacquone nel timore di svegliare qualcuno dalla pennichella. Il passeggiare è permesso, ma non incoraggiato (passeggia tu alle 2 del pomeriggio a luglio e poi ne riparliamo) come pure l’andare subito in spiaggia (ma chi è quello scellerato che in piena digestione gioca tra le onde??).

Noi, in quell’ora di riposo, facevamo come i vecchietti dei circoli di quartiere: giocavamo alle carte. Carte da cui non ci separavamo mai, ce le portavamo appresso come un talismano (il mio contro la noia). Abbiamo esplorato tutte le possibilità di gioco conosciute: scala reale, scala quaranta, briscola, macchiavelli, rubamazzo, solitario. Ci mancava solo da provare lo streap-poker, ma oltre ai magri premi in palio (i nostri striminzitissimi costumi), più svestiti di così c’era solo il nudo integrale e speravo proprio di non assistere a certi spettacoli.

Avevamo da poco scoperto che al centro del campeggio c’era una piscina. Quale gioia, quale gaudio per Ipocondriaca quando la notizia la raggiunse. “Potrò farmi una nuotata senza scorticarmi all’istante! Potrò mettere i piedi in acqua e trovare tregua a questo caldo opprimente” commentò versando una lacrima. Ovviamente quale suo chaperon toccava a me accompagnarla e devo dire che la cosa non mi dispiaceva. Piuttosto che stramazzare dal caldo in spiaggia cercando di frenare gli istinti suicidi rimirando la risacca, la piscina era, in confronto, una mano santa. “E ho sentito che dalle 18 in poi offrono pure l’acqua gym, con tanto di musica e animatori!!” continuò giuliva. “Si bhe io ti guardo sgambettare dalla sdraio a bordo piscina, sia ben chiaro” puntualizzo. Accompagnare l’inferma ok, farle anche da balia no!

Alle 3.05 gli altri, nel timore che nell’attesa il mare si fosse prosciugato, si avviano verso la spiaggia. “Che siamo già in ritardo” incalza Colombo. Ipocondriaca ed io restiamo sotto i salici a sorvegliare i fortini. “Mi raccomando” ci istruisce Filosofo “guardateli bene, che li dentro ci sono le nostre robe e i ladri si aggirano ovunque”. “E cosa vuoi che rubino? Le pentole che non avete lavato?” vorrei rispondergli, ma mi morsico la lingua (maledetta educazione!). Il nobile consesso di principi buzzurri infatti, oltre a dettare legge in fatto di porzioni, menù e gusti, non si degnava di lavare le pentole. Erano convinti che bastasse lasciarle sporche nel lavandino perché la cara fatina delle tubature provvedesse a pulirle in tempo per la cena. O che in virtù della proprietà transitiva dell’uguaglianza bastasse lasciarne una pulita perché le altre seguissero il suo esempio e si pulissero da sole.

All’ora stabilita ci dirigiamo verso la piscina. Tremenda visione! Sembrava in tutto e per tutto uno dei fiumi danteschi: un orrendo ribollire di membra umane, di acque gorgoglianti e agitate, di arti levati in aria e micro costumini in lycra che non lasciavano spazio a dubbi. Di fronte a quella zuppa di cozze umane una nausea terribile mi assale, un ribrezzo incontenibile controbilanciato dall’entusiasmo della mia accompagnatrice. “Non è bellissimo??? Cerchiamo una sdraio dove mettere giù le robe e poi via in acqua! Oddio non vedo l’ora!!”. A me invece si erano crepate le lenti degli occhiali dal disdegno, ma vabbè, quisquiglie. Dopo una breve scazzottata con un marmocchio marchigiano ci siamo accaparrati e colonizzato una sdraio con le nostre misere cose. Io avevo già sfoderato il libro onde ribadire il messaggio e cinque minuti dopo vedo un’estatica Ipocondriaca sguazzare nella Palude Stigia.

“L’acqua gym è bellissima!! E l’istruttrice è troppo simpatica, domani torno eh, ah si, eccome se torno” mi narra al termine dell’esperienza che le ha risvegliato i sensi. Quando torniamo ai bungalow sono tutti là che ci aspettano, con sguardi assassini negli occhi e facce contorte dalla rabbia.

“No dico avete visto che ore sono??” attacca subito Single Incallito.

“Son le 7 e 15, perché?” faccio io innocente.

“Eh perché…com’è che non c’è pronto niente?? Neanche l’acqua per la pasta avete messo su. C***o avete fatto finora? E adesso quando mangiamo? Alle 9? Cioè non so, non mica siete normali!” ci sbraita addosso.

Dopo un primo momento di sbalordimento totale e cieco stupore, Ipocondriaca ed io passiamo al contrattacco. “Eh e voi dove siete stati? In spiaggia a divertirvi anche voi, belli miei. E se avevate fame tornavate dieci minuti prima e l’acqua la mettevate su voi. Non siamo né il servo né la serva di nessuno. Il tempo che ci avete aspettato con le mani in mano pronti ad aggredirci lo potevate benissimo usare per accendere il fornello. Siamo in vacanza anche noi sapete, mica solo voi perché andate in spiaggia e noi no. E le mamme vostre carissime le mani ve le hanno fatte o sono di cristallo?”. Nel silenzio che segue si sentono i denti stridere e i coltelli affilarsi.

Interviene Golfista a smorzare in toni: “Massì dai raga non è successo niente, adesso mettiamo su per tutti e il tempo che l’acqua bolle e la pasta si fa, abbiamo il tempo per cambiarci ed apparecchiare”. Sbuffi da una parte sbuffi dall’altra, facciamo quel che suggerisce. Per tutta la sera resto intrattabile e aggredisco chiunque mi si avvicini. Sono un gatto pronto a sfregiare il muso del primo sprovveduto.

Poi un’idea. Avvicino Crocerossino e gli propongo una gita per l’indomani (mi serviva un’autista e essendo la scelta obbligatoria tra lui e Golfista, la decisione era già presa). “Massi, perché no! Hai un posto dove vuoi andare?”. Guadagnato un’autista alla mia causa, non mi resta che passare alla seconda fase del piano: “Pronto? Zia? Sei a casa domani? No perché io sono qua a Cecina al mare per tre, quattro giorni, se mi dici che domani non hai impegni passo da Grosseto a trovarti…”

Continua…