Un’estate al mare – 4

Ecco, se devo proprio tirare fuori un aspetto positivo dell’andare al mare è il dormire. Di notte al mare si dorme da dio. Non cominci a trasudare appena sfiorato il materasso, non riduci a una spugna la foretta con il sudore dei capelli (che tempo due minuti è come se neanche li avessi lavati), non ti svegli già appiccicaticcio e incazzato perché non hai dormito una mazza, persino le zanzare ti sembrano meno rumorose. Quasi quasi le tolleri come parte integrante della stagione.

Ed è così che mi sono svegliato la mattina dopo. Fresco. Riposato. Sereno. Deliziosamente rincoglionito dai fumi del sonno. In armonia con i miei sette chakra, il mio unico karma e le mie dieci dita. Apro i miei occhietti cisposi da talpa e Golfista è lì, con gli occhi sbarrati che mi fissa. Screeeeeeeek ha ululato il giradischi che nella mia mente suonava una di quelle canzoni da pubblicità sulla colazione.

“Buongiorno” saluta il guardone.

“Gio…giorno…Ma che…eehehm…sei già sveglio?”

“Si, stavo guardando Ipocondriaca mentre dorme…Non è bellissima???”

Promemoria, promemoria per me. Quando si va al mare con dei mollati recenti, mai e poi mai dormire in camera con loro. In alternativa portarsi il sacco a pelo e dormire sotto le stelle. Nella peggiore delle ipotesi dotarsi di mutande di titanio.

La mattina d’estate o t’ammazza subito di caldo o ti regala una leggera frescura carica di aspettative. E di piccoli vizietti: la brioche e il thé al bar del campeggio, i vialetti silenziosi, gli asciugamani che dondolano lenti lenti alla brezza mattutina. Peccato che quelli che t’accompagnano tempo due minuti che hai finito di mangiare cominciano con i piagnistei: “Voglio andare al mare! Andiamo al mare? Dai che andiamo al mare! Voglio andare al mareeeeee”. Maremaremaremaremaremaremare ripetono come un mantra.

E già li tutta la serenità confuica che avevo acquisito con una meravigliosa nottata di sonno è evaporata, prosciugata. Armato di santissima pazienza mi sono infilato le ciabattine da spiaggia, mi sono strizzato nel mio costumino imprestato, messo l’asciugamano in spalle e voilà, pronto per la graticola.

Appena arriviamo in spiaggia gli altri si commuovono. “Guarda quant’è bello ‘sto mare” dice Colombo estasiato. “Guarda quante fighe” osservano Neurone Solitario, Single Ruspante e Infoiato Cronico compiaciuti. “Vogliamo trovarlo un posto o stiamo qua a far le belle statuine??” polemizzano Colomba e Ipocondriaca pratiche. “Ma chi me l’ha fatto fare!” penso io sconsolato.

La spiaggia è già affollata di persone. Di lucertole con sembianze umane. La sabbia, nera, nerissima al nero di seppia, scotta come i carboni ardenti. Il sole picchia come un disperato. Bon, visto tutto, sperimentato tutto, io sarei già pronto per tornare alla frescura dei salici. Macché. Oltre al danno la beffa. Conoscendo il mio odio atavico per il mare mi hanno eletto all’unanimità Badante di Ipocondriaca, a mia insaputa. La poverina soffre infatti di una terribile reazione allergica all’acqua salmastra, il cui solo contatto è sufficiente per trasformarla in una pustola ambulante, condizione aggravata dal fatto che le basta un raggio di sole, uno di numero, per farle prendere un’insolazione. Porta occhiali da sole speciali per impedire che le si bruci la retina con il riverbero dell’acqua e cammina con scarpe su misura per le sue caviglie fragili. A completare il tutto lamenta un leggero principio di scogliosi che la obbliga a camminare a braccetto di qualcuno per mantenersi eretta. Praticamente un Picasso, un’opera astratta, un essere umano destrutturato. Golfista s’era dimostrato ben felice di farle da infermiere, ma lei aveva declinato con garbo adducendo come scusante: “Non stiamo più insieme, ora tocca a qualcun altro starmi dietro”. Tiè.

Prevedendo che mi sarei annoiato a morte mi ero portato dietro un paio di libri, a ‘mo di consolazione. Non avevo nemmeno sfiorato la copertina che è scattata la sessione psicanalitica. “Come devo fare con Golfista??? Mi dispiace che ci stia così male, ma era la cosa migliore da fare…bla bla bla…spero che riusciremo a restare amici…bla bla bla…che il nostro affetto si evolva…bla bla bla…”

“Dio mio, ma che ore sono??” penso tra me e con un’abile mossa sbircio l’orologio. Che??? Sono passati appena 15 minuti???!!! Qualcuno venga a salvarmiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

E in effetti qualcuno viene in mio soccorso. È Crocerossino che dopo un’abbondante nuotata torna a riva ad asciugarsi. Lui e Ipocondriaca iniziano a discutere e io ne approfitto per isolarmi nella lettura. Quando ne riemergo mancano pochi minuti a mezzogiorno. Con la scusa di andare avanti a mettere su il rancio per la truppa ritorno ai bungalow solo soletto (wuah che incredibile leggerezza!!) e ne approfitto per fare mente locale.

Mattina di presenza in spiaggia…Spuntata!

Continua…