rinascita flash compie 20 anni

rinascita flash nasce nel 1992, su iniziativa di Egle Maguolo: quattro pagine di informazioni, interne e non, per i soci dell’associazione rinascita e.V.

All’inizio degli anni ‘90 la situazione dell’associazionismo e dell’informazione all’estero era molto diversa da quella attuale: erano presenti sul territorio molti gruppi regionali che supplivano alla povertà di contatti con il paese d’origine – e qui s’intende proprio il paesello, quel mondo di affetti e di contatti che all’estero viene quasi completamente a mancare – creando in loco le occasioni d’incontro che permettevano di scambiare notizie e consigli, di ricreare per un pomeriggio o una serata l’atmosfera di casa, la solidarietà, forse gli stessi screzi, immancabili anche quelli.

I giornali a grossa tiratura potevano informare sui grandi eventi, ma era raro che si occupassero di ciò che interessava a un emigrato: non bisogna dimenticare che vent’anni fa, in Germania, non era ancora sparito dal vocabolario comune il termine “Gastarbeiter”, lavoratore ospite, con connotazione piuttosto negativa. E la televisione era quella tedesca, ottima perché i bambini imparassero la lingua guardando “Die Sendung mit der Maus” – nota trasmissione davvero intelligente e simpatica – ma in genere estranea ad una gran parte dei concittadini di madrelingua italiana che forse seguivano lo sport, ma non molto i telegiornali.

C’era però ancora la radio, che la sera alle sette trasmetteva importanti servizi, e rubriche che ammaliavano gli ascoltatori: chi non ricorda quel famosissimo “Ciao, amici, ciao…” con cui si accomiatava Sandra Galli?
La radio era l’unico mezzo per venire a conoscenza di eventi interessanti, di scadenze, di nuove leggi, dell’Ausländerbeirat (Consiglio degli Stranieri di Monaco), di quel Comites di cui parlavano solo i patronati e che negli anni avrebbe rivestito pian piano un ruolo sempre più importante nel far da tramite tra il Consolato e le istituzioni tedesche. Mancava però un foglio di carta stampata, un promemoria da appoggiare su un ripiano e consultare quando fosse stato necessario, non solo per gli iscritti a rinascita, ma anche per tutti coloro che la sera non potevano accendere una radiolina, dalle donne con bambini piccoli ai camerieri della ristorazione, agli insegnanti delle serali. Da qui il flash della testata, che indicava, ponendo un accento in più col termine inglese, le brevi notizie scritte sulla rivista.

Come spesso accade, gli ottimi propositi si scontrano prima o poi con le difficoltà. Quando nel 1995 sono entrata in rinascita l’ho fatto soprattutto per collaborare al giornale, ho comprato un computer usato, ho scoperto che esisteva un programma chiamato Publisher con cui fare l’impaginazione e durante un seminario ho imparato che il titolo di un articolo non dev’essere necessariamente poetico. Le difficoltà maggiori però erano trovare altre persone disposte a scrivere puntualmente senza un compenso, riuscire a rientrare nei costi e fare la distribuzione. Internet era ancora qualcosa di sconosciuto ai più e farsi pubblicità diventava pura questione di tempo e scarpe scomode, di occasioni pubbliche in cui farsi trovare con la copia da regalare. Stava sorgendo un problema di visibilità che si sarebbe accentuato negli anni successivi, quel dubbio inquietante del non sapere “se continuare a scrivere il giornale solo per leggercelo noi” oppure tentare di fare un salto di qualità.

Come spesso accade, per buona sorte, a chi non può investire somme da capogiro, la soluzione arriva da sé, in una concatenazione fortuita di eventi, primo fra tutti la rete di contatti che si è creata grazie ad un uso sempre più diffuso di internet. Quando nell’autunno del 2002 ho raccolto il testimone e preso in mano la redazione, la scelta di continuare a pubblicare un giornale “fatto alla meglio” non è stata difficile. Tutta la situazione politica in Italia e in Europa lasciava prevedere ampi temi di dibattito e più che sufficienti argomenti da approfondire: a questo riguardo si può senz’altro dire che la realtà ha superato qualunque aspettativa.

Siamo riusciti a contenere i costi con regole di risparmio a dir poco spartane e l’annosa questione del “chi ci legge” si è risolta da sola con le pagine web e trovando poco alla volta molti collaboratori disposti a scrivere senza compenso, come tutti noi. Questo ha significato dare spazio a temi diversi e ha cambiato l’immagine e i contenuti di quello che rimane un piccolissimo giornale di nicchia, ma con pretese di rivista di qualità. Senza salti e senza improbabili investimenti, rinascita flash è rimasto quello che era, migliorando forse nella sostanza, la sostanza di tutti quelli che ci lavorano.

Ed è stata proprio questa la sorpresa più grossa, quando a proposte di collaborazione abbiamo risposto lo scontato “Grazie dell’interesse, ma il nostro è tutto volontariato, non possiamo pagare neanche un indennizzo” e la replica è stata “Va bene lo stesso, scrivo anche gratis”, magari da parte di giornalisti professionisti, alcuni anche già affermati.

Forse l’unica spiegazione è che la passione per un’attività attira a sua volta gli appassionati, mentre stava e sta crescendo il desiderio di fare qualcosa di non commerciale, non monetizzabile. Di certo si è realizzato, probabilmente solo per caso, quel vecchio motto di rinascita che auspicava di “dare voce a chi non l’avrebbe”. Per questo andiamo avanti, continuando a pubblicare il giornale in forma cartacea, perché possano leggerlo anche coloro che ancora non hanno un computer o non sono in grado di navigare in internet. E se cambiamenti ci saranno, arriveranno da sé, poco per volta, e si affronteranno con la passione di sempre.

(Sandra Cartacci)