Paracaidistas

paracaidistas
I cittadini di Ciudad de Mexico li chiamano proprio cosi’, non senza una vena di disprezzo.
Si paracadutano dalle province, dalle zone rurali, magari anche dagli stati confinanti.
Si lanciano per speranza o per disperazione, mirano al centro della citta’, ma un vento costante e malefico li spinge ai bordi, alla periferia. Quelli che non vengono colpiti in volo dalle raffiche della burocrazia atterrano ai margini della citta’ e vanno ad ingrossare le fila degli altri paracadutisti, nelle baraccopoli e al servizio dei narcotrafficanti. Magari non parlano nemmeno il castigliano, non hanno nessun tipo di qualifica, sono spesso analfabeti e spessissimo non avevano idea di cosa li avrebbe attesi.
Non e’ cosi’ drammatico come in messico certo, ma stanno aumentando i lanci dall’italia.

E’ iniziata da poco piu’ di un anno, da quando (coincidenza?) e’ finita l’allucinazione berluscona, quella del contratto con gli italiani e della milano da bere. Da quando e’ iniziata l’Era Monti, l’italia non e’ piu’ da bere, ma da assumere per via rettale, l’Italia Clistera.
Da poco piu’ di un anno i forum degli italiani in germania e degli italiani a monaco hanno visto moltiplicarsi i lanci dei paracaidistas. Qualcuno mi scrive in privato e un esponente delle istituzioni italiche locali mi dice che la sua casella e’ strapiena. Quasi tutti paracadutisti.
I piu’ sgamati si informano dei dettagli: “qual e’ la migliore cassa malattia?” o “devo cambiare la targa della macchina?” o “che fine fa la cauzione della casa?” altri hanno dubbi piu’ di base, tipo “qual e’ il quartiere di monaco migliore o quello da evitare?” e magari si preoccupano del riconoscimento del titolo di studio. Si capisce che prima del lancio hanno fatto una ricognizione aerea, magari via internet, si sono studiati la morfologia del territorio e magari hanno anche appreso usi e costumi degli indigeni. Questi sono quelli che hanno piu’ probabilita’ di atterrare senza fratturarsi una gamba.
Non mancano i ricognitori, truppe scelte che vengono a studiare il territorio: “ciao, mi ospitate per due settimane il tempo di mandare in giro dei CV e capire se la citta’ mi piace?” oppure i ranger “Ho vinto uno stage di un anno alla ditta X, mi devo registrare?” e non mancano anche quelli del genio pontieri: “mi faccio sei mesi a monaco, lascio la famiglia in italia giusto per capire com’e’ la situazione e li faccio venire su in un secondo tempo. qualcuno mi affitta una stanza?”. Questi hanno bisogno di pochissimo supporto logistico, giusto due dritte, molto spesso e’ gente che ha gia’ un’esperienza di migrazione in giro per il mondo.
Ma i veri paracaidistas sono quelli che si lanciano di notte, al buio piu’ totale: “ciao, a gennaio (o marzo o settembre) mi trasferisco a monaco, non ho ne’ casa ne’ lavoro. quanti soldi mi devo portare?” oppure “a fine mese arrivooo aspettatemiiii vengooooo. c’e’ lavoro li’?” o magari “ho venduto tutto e ho affittato un’appartamento a schwabing (o bogenhausen o altsdtadt), giusto il tempo per trovare un lavoro e una sistemazione migliore. avete consigli da darmi?” e infine “sono gia’ qui, cerco lavoro.”
Sono rari ma non assenti quelli colpiti dagli obici dell’antiaerea: “salve ho trovato un appartamento in internet, ma si e’ rivelata una truffa. Chi mi ospita per una settimana?”
Il migliore paracadutista pero’ mi e’ capitato un paio di settimane fa e mi e’ venuto voglia di abbracciarlo:
“Ciao sono a monaco da tre giorni, non parlo una parola di tedesco pero’ ho un lavoro, devo solo capire che abbonamento devo fare per il bus della linea H”.
Mi spacco il cranio e poi chiedo: “Scusa ma qual e’ la linea H?! I bus hanno numeri non lettere.”
Interviene un altro logista piu’ sveglio di me: “Guarda che H sta per Haltestelle (fermata). Dove devi andare?”
Mi sono innamorato.
Ci sono poi i “paracadutisti di ritorno”, quelli che hanno lavorato in germania a 20 anni, adesso ne hanno 50, si ricordano un po’ di tedesco e chiedono “son cambiate le cose?”. Che e’ come lanciarsi in zona bicocca a milano e aspettarsi l’aperta campagna. Sono quelli che mi strappano il cuore, quelli a cui devi dire “non solo sono cambiate le cose, ma sono peggiorate”. Raramente mi credono, solitamente si fanno prendere da attacchi di paranoia e mi accusano di tenerli lontani dalla fama e dal successo.
A tutti questi tipi di paracadutisti io e altri logisti forniamo informazioni e anche un pochetto di supporto psicologico, sia in pubblico che in privato.
L’esponente delle istituzioni dedica del tempo per rispondere a tutti e a volte sono storie strappalacrime, gente che deve avere un angelo custode gigantesco tanto e’ sprovveduta.

Ci sono poi quelli nocivi, quelli che io cerco di evitare, i fucilieri assaltatori, quelli che ancor prima di toccare terra iniziano a sparare: “ciaoooo mi trovate un lavoro?!”
“Scusa un lavoro come? chi? cosa? quando?” si informa il supporto logistico e la risposta e’ una raffica.
“un lavoro qualsiasi, va bene tutto”
“Si’ ma cosa sai fare? quanti anni hai? che titolo di studio hai? sai il tedesco?”
“eeee ma cos’e’ sto terzo grado?! un lavoro e basta no? dai, che non ho tempo da perdere.”
oppure “ho mandato qui al gruppo una richiesta di una casa tre giorni fa e ancora non mi ha risposto nessuno. siete vivi o che?”
o magari “ma allora non c’e’ nessuno che e’ in grado di dare informazioni? ve le volete tenere per voi eh?” o infine “ma che gente siete?! nessuno disposto ad ospitarmi per un mese vitto compreso?! siete diventati proprio tedeschi!”
Una fetta consistente di questi ha problemi ad esprimersi nella propria lingua, per esempio dicono “mi aiutate a trovare casa/lavoro?” e quando gli spieghi dell’Arbeitsamt o dei siti di immobilien si incazzano di brutto e allora capisci che dovevi tradurre la richiesta in “mi trovate casa/lavoro che poi ci mettiamo d’accordo?”
Questi non vengono mitragliati dalla contraerea, questi cadono per …ahem…fuoco amico.

Ogni tanto si lancia anche qualche alto ufficiale, di quelli che hanno capito tutto, sanno tutto, prevedono tutto e alla fine prendono delle gran musate: “siamo una coppia di imprenditori, parliamo inglese, ci arrangiamo per tutto. al limite il problema puo’ essere trovare la scuola per nostra figlia di 9 anni, ma ho visto che ci sono tante scuole elementari a monaco e sono sicuro che si risolvera’ per il meglio”.
A questi fai notare che la scuola della bimba non e’ cosi’ semplice, che il sistema scolastico bavarese, bla bla bla e che si presuppone che parli tedesco e che si’ alla fine si risolvera’ tutto per il meglio ma bisogna sbattersi, tenere gli occhi aperti e le orecchie tese, che non ti puoi dimenticare del pargolo affidandolo alla maestra come facevi in italia e bla bla bla. Oppure gli fai notare che non tutti negli uffici pubblici parlano inglese o che il CV lo devono tradurre in tedesco e che comunque ci sono cose da considerare e bla bla bla.
Si incazzano come furetti con le fistole anali. In almeno un paio di occasioni mi sono preso delle brutte parole ma li capisco anche: gli metto in dubbio il sogno migratorio, si sentono ostacolati piu’ che avvertiti.
A tutti quelli indecisi invece il dubbio migratorio glielo metto proprio, esplicitamente, e non tutti la prendono bene. Di solito la risposta e’ del tono: “senti vivo in un paesino del sud italia, qui non c’e’ lavoro ne’ speranza, in germania non puo’ essere peggio”.
A quasi tutti dico “puo’ essere peggio invece, puoi ritrovarti senza lavoro ne’ speranza e senza nemmeno essere a casa tua.” Anche da questi si prendono brutte parole.
Tra i vari battaglioni uno dei piu’ numerosi e’ quello NBC (Nucleare Biologico Chimico). E’ gente che avrebbe avuto problemi a trasferirsi al paese accanto in italia e che una volta trovatasi in territorio nemico comincia a sparpagliare veleni. Cominciano col lamentarsi del tempo, poi del cibo, poi della gente. Non imparano una parola di tedesco, dicono peste e corna dei tedeschi e della germania e sganciano la bomba N (Nazi) anche se gli pestano un piede in Metro’. Tipicamente minacciano (minacciano?!) di togliersi dalle palle entro un mese, ma dopo 30 anni li incontri ancora in Marienplatz, sempre con loro bidone di gas nervino attaccato alle spalle.
Parenti dei militari NBC sono i fanti nostalgici, quelli che magari non si lamentano troppo ma hanno il calendario del golfo di napoli attaccato alla parete, guardano solo TV italiana, frequentano solo italiani e sospirano sognando di tornare al paesello dopo la pensione e non importa se il paesello e’ stato trasformato in una discarica di liquami. Anche loro solitamente li ritrovi in giro dopo la pensione, sempre sospiranti a sognare un’italia che era gia’ cambiata mezz’ora dopo che loro erano emigrati.
Sempre piu’ comuni sono le “spose del reggimento”. Sono “mogli di”, femmine accorpate al battaglione, al seguito dell’uomo sparatore e che mettono il becco fuori di casa solo col consorte. Si arruolano presto nel nucleo NBC e tipicamente, a differenza degli altri spargitori di veleni riescono a spaccare le palle al coniuge e a ritornare in patria. Spesso una volta rientrate si fanno venire una crisi depressiva e brigano per tornare a monaco.
Ultimamente stanno apparendo gli “sposi del reggimento”, maschi a seguito di mogli manager o ricercatrici. La carriera e’ quasi sempre la stessa, tranne forse una minore tendenza alla depressione una volta rimpatriati.
Parecchi, tanti, tantissimi si lanciano sulla scorta di falsi dispacci dei servizi segreti che gli dicono: “lanciati, in germania la disoccupazione e’ ai minimi storici”. Peccato che gli agenti segreti italiani non menzionino che “occupazione” non voglia automaticamente dire un lavoro con una paga sufficiente per sopravvivere, visto che i locali possono permettersi lavori sottopagati integrati poi dal welfare, cosa a cui i paracadutisti non hanno diritto.
Inoltre quasi nessuno dei servizi italiani dice che qui ti srotolano il tappeto rosso se sei ipermegasuperspecializzato, ma se sei un operaio generico o un neodiplomato (sic) il tuo destino e’ la trincea.
Le informazioni arrivano distorte, un po’ come succede ai magrebini che dalle coste del nordafrica guardano la TV italiana e si lanciano per conquistare la loro fetta di pagnotta e il loro mezz’etto di patonza, mitragliati metaforicamente e purtroppo letteralmente dalle corvette italiane.
Quelli che io personalmente disprezzo sono proprio gli agenti segreti, gente furbissima che riesce ad infiltrarsi nei meccanismi bavaresi e li sfrutta a proprio vantaggio. Gente che riesce a procurarsi permessi per parcheggi a cui non ha diritto o che dopo un anno di lavoro si licenzia e chiede il sussidio. Questi se potessi li mitraglierei di persona, ma assurde leggi democratiche mi impediscono di farlo.
Ogni tanto capita qualche “assaltatore nero”: “non ho casa ne’ lavoro, sto in ostello e cerco qualcosa in nero”. Arrivano piogge di consigli che tentano di dissuadere l’assaltatore raccontando di multe epiche, espulsioni, chiusura dell’attivita’, ma l’assaltatore non si fa spaventare, si lancia e poi si vedra’.
Il settore che sembra non avere problemi e’ quello della gastronomia: qui pare che il paracadutista possa trovare il suo spazio a patto che sappia un minimo di tedesco.

Sembra uno scenario di guerra e in effetti lo e’. Sembra che non ci sia speranza, ma a tutti i paracadutisti in ascolto voglio darne un barlume citando una storia che mi e’ stata riferita e che secondo me e’ emblematica.
Mi hanno raccontato di una coppia del suditalia, entrambi diplomati e quindi praticamente analfabeti per la societa’ bavarese che hanno chiesto consiglio ad un’esponente locale di un’asssociazione caritatevole. Costei pare che abbia fornito il miglior consiglio che poteva dare: “non ci pensate nemmeno a venire in germania, piuttosto state li’ fatevi un corso di tedesco e poi se ne riparla”
“non abbiamo soldi” e’ stata la risposta.
“mi avete contattata via e-mail vuol dire che in qualche modo avete accesso a internet” ha ribadito la caritatevole “fatevi un corso gratuito on line e poi ci risentiamo”.
I giovani paracadutisti hanno seguito il consiglio e un anno dopo, grazie all’aiuto della funzionaria (a titolo personale sia chiaro, l’associazione caritatevole in questione non ha questo scopo) i due ragazzi hanno trovato posto in un prestigioso albergo locale, ottima postazione d’assalto che permette di fare qualche soldo, perfezionare la lingua e pensare al prossimo passo.

Io che faccio di fronte a tutto cio’? Io vorrei scrivere una specie di libro, tipo “manuale di assalto” ma non ho tempo, ne’ talento ne’ palle. Quello che penso di fare e’ di mettere giu’ una specie di FAQ e cominciare a vedere se puo’ essere utile, vedere quanti riescono a superare le linee nemiche e quanti vengono comunque falciati dalla migrazione maiala. Ogni contributo e’ ben accetto.