Volontari Emergency

Ricordo di avere cominciato quasi per caso la mia esperienza di volontariato per l’associazione Emergency. Mi trovavo a Trieste, stavo per concludere i miei studi, e sentivo il bisogno di essere utile a qualcuno. Attraverso amici sono venuta a sapere del gruppo Emergency di Trieste, sono andata all’incontro mensile e sono stata volontaria attiva fino a quando il lavoro mi ha portato a Monaco di Baviera.
Il volontario di Emergency è di due tipi: personale medico che opera nei posti di primo soccorso, negli ospedali, nei centri pediatrici, negli ambulatori mobili all’estero e anche in Italia e che ha le qualifiche professionali adeguate per svolgere tale lavoro, e il volontario che all’interno di un gruppo locale si occupa della raccolta fondi, dell’educazione alla
pace nelle scuole, dell’organizzazione di incontri ed eventi vari, volti principalmente a sostenere l’attività dell’associazione all’estero e a diffondere la cultura della pace.
Nemmeno questo secondo tipo di volontariato si può definire a livello amatoriale.
Ogni anno a livello nazionale i volontari si incontrano per avere informazioni dirette dall’estero, per fare un bilancio delle attività svolte e da svolgere, per fissare nuovi obiettivi, per formarsi in un settore specifico in base alle proprie capacità e ai propri interessi personali. Il mio ruolo, per esempio, non era solo quello di fare banchetti di raccolta fondi, ma anche di dedicarmi all’organizzazione di incontri con le scuole di grado superiore.
Ho subito capito che il tipo di volontariato che Emergency mi offriva era molto adatto a me ed al mio carattere: un banchetto di Emergency è principalmente di carattere informativo, il volontario è lì per rispondere alle domande che l’interessato può avere, la vendita di gadget è un sostegno importante all’attività dell’associazione ma nessun volontario va “a caccia” di donazioni. Il rispetto della libertà di scelta, di dare o non dare, questo è quello che ho sempre apprezzato molto, così come il rispetto delle possibilità del volontario di aiutare. Non tutti possono essere attivi allo stesso modo, ma nessuno viene giudicato per la quantità dell’aiuto che dà.
Ci sono stati anche momenti difficili, forse uno dei più significativi è stato l’arresto di Rahmatullah Hanefi nel 2007 dopo la liberazione del corrispondente di Repubblica Daniele Mastrogiacomo in Afghanistan. Questo fatto, che ha avuto risalto a livello internazionale, certo non può essere paragonato ai tanti piccoli intoppi che un gruppo locale si trova molto spesso ad affrontare: piccoli problemi organizzativi, la mancanza di volontari, le richieste negate per motivi politici nonostante Emergency non sia legata ad alcun movimento politico, l’indifferenza. Problemi che ci sono e che rendono spesso il lavoro non facile ai circa 4.000 volontari di circa 160 gruppi che attualmente operano in Italia.
Consapevole di tutto questo, quando sono arrivata a Monaco nel 2009 mi sono spesso detta che mi sarebbe piaciuto andare avanti nel mio sostegno all’associazione come volontaria, ma Emergency è ancora poco rappresentata e conosciuta all’estero. Spero che la presentazione – prevista il 5 maggio a Monaco – possa anche portare qualche sviluppo nella formazione di un gruppo locale.

(Silvia Alloisio)