Restare, andare, restare, andare, restare, andare

Sono l’unica o succede anche a voi di riflettere su questo problema amletico che, per quanto mi concerne, mi gira e rigira in testa come un carosello, fino al punto di non riuscire a pensare ad altro, se non alla martellante domanda: dove trascorrere il resto della propria esistenza?
“Nel mezzo del cammin di nostra vita”, ma il cammino (parlo per me), è giunto ormai ben oltre la metà, perché dunque non riesco a prendere in fretta una decisione, e possibilmente quella giusta, giacché di errori penso di averne ormai fatti più che a sufficienza. Come una brava scolaretta prendo dunque un foglio e lo divido a metà: a destra i pro e a sinistra i contro.
Una città – all’estero – e più precisamente Monaco di Baviera, bella e pulsante di vita (pro), nella quale ho vissuto ormai più a lungo che nella mia città natale. Che sarebbe poi Milano, che però non mi piace particolarmente (contro), e che le mie vere, vere radici sono in uno sperdutissimo borgo di un paio di case verso l’Appennino Emiliano (pro), dove la vegetazione e gli sterpi, ora che nessuno quasi più tiene il bestiame, stanno prendendo il sopravvento soffocando la campagna (contro). Ma a nessuno gliene frega più di tanto, visto che i vecchi muoiono ed i “giovani” sono andati a vivere nelle grandi città. Quando una volta all’anno tornano a casa, hanno l’aria snob e frenetica acquisita durante l’inverno: con il trascorrere degli anni non riescono più a togliersela di dosso.

Anche quando a Milano si boccheggia ingoiando smog e l’odore di asfalto con le alte temperature estive penetra nelle narici lasciando un sapore dolciastro in bocca, in campagna l’aria è pulita e fresca e le giornate trascorrono oziose come se il tempo là, e solo là, si fosse fermato (più che pro). Mio zio e mio cugino, entrambi sugli ottanta, ci regalano sempre insalatine biologiche e zucchine che se non stai attento in due giorni crescono tanto da assomigliare alla clava delle genti preistoriche. Al lavoro, dunque.
Torta di zucchine, sformato di zucchine, frittata di zucchine, passato di zucchine, polpette di zucchine, zucchine in carpione, zucchine in insalata, zucchine al funghetto. Quando torno a Monaco mi pare di avere un leggero colorito verdastro, ma magari è solo la mia impressione – a proposito, perché poi si chiami “al funghetto” non l’ho mai veramente capito, visto che di “funghetto” la zucchina ha ben poco, ma il dirlo fa comunque chic: e diciamolo!
Il problema è che, finito agosto, in campagna tutto torna come il deserto di Gobi. I villeggianti ritornano in città, il supermercato chiude, le persiane pure e se per disgrazia ti fai male devi aspettare il giorno di visita settimanale del medico di turno o cuccarti una ventina di chilometri su serpentine pericolose per andare a farti visitare. Passi per
un’influenza, ma se ti sei rotto un piede? Alla fine ti senti più solo che nel deserto, e neppure una zucchina che ti faccia compagnia (contro, decisamente contro!).

Un figlio, sicuramente “pro”, però con una vita sua. E abita pure distante. Se ci vediamo una volta ogni due mesi è grasso che cola. Lui è sangue del mio sangue: posso permettermi un mezzo contro?
Una sorella, “pro” pure lei, ma, dati gli impegni “mezzo contro”. E qui entro in tilt con il mio foglio. Non riesco più a compilarlo come si deve. Beh, ci penso dopo.
Amici e interessi (pro-pro): tanti e svariati e forse sono proprio loro a trattenermi qui; sicuramente non il tempo atmosferico, visto che dopo tutti questi anni, ogni inverno patisco un freddo becco diciamo dalla fine di ottobre ad aprile inoltrato. Se mi va bene.
Per il tempo: “contro” alla massima potenza. Ma accipicchia, neppure l’Italia è più il Bel Paese, se ci penso. Neve su quasi tutto il territorio, da Bolzano alla Calabria (quindi contro anche qui).
Mi sa che butto il foglio, smetto di pensare e mi godo la vita giorno dopo giorno, col caldo, col freddo, col vento, sola o in compagnia, con i miei pro e con i miei contro.
Domani è un altro giorno, si vedrà.

(Marta Veltri)