Omofobia, la legge non è (ancora) uguale per tutti

Dopo la bocciatura del maggio scorso, il testo di legge sull’omofobia dell’onorevole Concia tornerà presto in discussione al Parlamento. Dopo la rinuncia al reato di omofobia, il nodo delle polemiche è legato all’aggravante della discriminazione sessuale in caso di aggressione verbale. Il ruolo della Chiesa e della politica “cattolica”
Sembrava la volta buona e, invece, anche stavolta la Commissione di Giustizia della Camera dei Deputati ha detto “no” al testo di legge sull’omofobia e la transfobia presentato dalla parlamentare del PD Anna Paola Concia. 26 voti contro 17 favorevoli: ecco il desolante risultato. In molti, a dire il vero, lo temevano o lo davano addirittura per scontato. In un’Italietta che grida ancora allo scandalo per una pubblicità ambigua o per un bacio gay, una legge sull’omofobia sembrava solo pura fantascienza.
E, almeno per il momento, rimane tale, suscitando la profonda delusione di associazioni come Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Equality, Certi Diritti, Arcobaleno e altre ancora, che credono fermamente nella bontà di questa legge, e l’hanno dimostrato più volte, sfilando e manifestando insieme a decine e decine di migliaia di persone (non necessariamente tutte omosessuali) al recente EuroPride di Roma.
La stessa Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, ha criticato il voto (contrario, ovviamente) del suo partito, il PDL, della Lega Nord, dei Responsabili e dell’UDC, e ha garantito che voterà a favore del provvedimento quando tornerà in aula. Ecco le parole del ministro delle Pari Opportunità: “Il Popolo della Libertà ha perso un’occasione. Il testo non prevedeva il reato di omofobia, ma introduceva aggravanti per i reati commessi a scopo discriminatorio; una norma di stampo europeo”.
La legge dovrebbe tornare presto in discussione al Parlamento italiano. Mille e passa giorni di discussioni, polemiche e rinvii non sono bastati, a quanto pare. “Ho trovato
un muro di gomma”, dice da sempre l’on. Concia. Una prima versione del testo venne bocciata già nell’ottobre del 2009, quando l’aula della Camera approvò le pregiudiziali di costituzionalità avanzate dall’UDC, con i voti di PDL e Lega Nord. Ma non mancarono le polemiche all’interno dello stesso PD.
La nuova versione del testo di legge ha recepito anche le indicazioni arrivate dalle associazioni GLBT, che l’on. Concia ha appositamente incontrato. L’attuale legge prevederebbe (il condizionale è quanto mai d’obbligo) un inasprimento delle pene nel caso di violenze nei confronti di persone omosessuali o transessuali.

Ma una legge può essere sufficiente a sradicare i pregiudizi?
No, una legge è un deterrente, poi ci vuole il lavoro, nella scuola, l’educazione. – ci spiega Daniele Viotti, responsabile organizzativo del TorinoPride, una delle sfilate dell’orgoglio gay più grandi d’Italia – Ci vuole una legge per le coppie di fatto, ci vogliono tante cose, ma sicuramente una legge contro la violenza omofoba e transfobica comincia a costituire un deterrente tra i cittadini che comprendono come non ci si possa permettere di usare violenza sugli omosessuali e i transessuali solo per la loro condizione umana.

Ma cosa cambierebbe in concreto con la nuova legge sull’omofobia?
Un esempio su tutti, in caso di insulti e aggressione verbale, purtroppo ancora frequenti: così come dire “sporco negro” è un aggravante, lo sarà anche dire “frocio di merda”. Credo che sia un segnale forte.

L’Arcigay e altre associazioni realizzano già progetti di informazione e di educazione
sessuale all’interno delle scuole medie superiori. Con quale risultato?
Innanzitutto, non tutte le scuole accettano i nostri progetti, anzi, sono molti di più gli istituti che rispondono “No” senza nemmeno dire grazie. Ma in quelle scuole in cui il dirigente scolastico ha una mentalità aperta (e dove le famiglie non fanno storie, perché invece capita che ne facciano), otteniamo sempre degli ottimi riscontri dalla curiosità degli studenti, dai 14 ai 18 anni, un’età comunque difficile. E sapete qual è la domanda che ci fanno più spesso? “Ma è vietato baciarsi tra ragazze o tra ragazzi?” Ecco, siamo ancora a queste paure e a questa disinformazione.

La Chiesa ha ancora un atteggiamento di totale chiusura.
Sì, rispetto alle altre Chiese, la Chiesa cattolica ha un atteggiamento di chiusura, ma io penso che prima o poi dovrà fare i conti con questa realtà, perché ritengo che il messaggio di Cristo sia un messaggio globale. Parlando di Chiesa intendiamo le gerarchie ecclesiastiche, perché alle nostre manifestazioni, a Torino come a Roma, è sempre pieno anche di cattolici, e qualcosa – conclude Daniele Viotti –, vorrà pur dire.

In parlamento, tuttavia, la battaglia è stata e sarà ancora aspra. È sufficiente riportare, così come sono, senza bisogno di commento, alcune delle tante dichiarazioni rilasciate da alcuni parlamentari, durante la precedente discussione della legge. Giorgio Clelio Stracquadanio (PDL): “Dicendo a qualcuno ‘lesbica di m…‘ verrei punito dalla legge in modo più grave che se gli dicessi obesa, schifosa, lardosa, puzzolente o puttana. Perché? Non è giusto”. Massimo Poliedri (Lega Nord): “Se passa la legge contro l’omofobia, il naso rotto di un omosessuale varrà di più del naso rotto di un disabile o di una donna incinta. Ciò non è accettabile”. Rocco Buttiglione (UDC): “Le aggravanti per chi commette violenza per motivi futili o abietti già esistono. Se introducessimo nel codice penale anche l’omofobia, perché allora non la marocchinofobia (aggressioni contro marocchini) o la campanofobia (aggressioni contro i campani)? Una volta cominciato sarebbe difficile fermarsi e ogni gruppo abbastanza forte reclamerebbe per sé vantaggi particolari e privilegi”.
Come si capisce da queste dichiarazioni, il percorso della legge contro l’omofobia sembra ancora decisamente lungo. Anzi: tra gli stessi promotori della legge c’è chi pensa che la cosa peggiore di tutte è che ci sia bisogno proprio di una legge.
Dopo l’aggressione verbale dello scorso aprile, di cui la stessa Anna Paola Concia è stata vittima insieme alla compagna Ricarda Trautman in centro a Roma, è stata creata una pagina su Facebook, attraverso la quale gli internauti vengono invitati a raccontare la loro storia di omofobia. È successo anche a me, questo il titolo della pagina di Internet, raccoglie testimonianze di ragazzi e ragazze, provenienti da tutta Italia, alle prese con insulti, ma anche aggressioni fisiche. Anche a loro, e a chi, nel mondo, rischia di essere condannato a morte in quanto gay, è dedicata la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia (http://www.dayagainsthomophobia.org/-IDAHO-english,41), che si celebra in tutto il mondo il 17 maggio di ogni anno. “L’Italia”, ricorda, infine, l’on. Concia, “è l’unico Paese tra quelli fondatori dell’Unione Europea, insieme alla Grecia, a non avere ancora alcuna legislazione specifica contro l’omofobia e a favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso. È ora di colmare questo vuoto”.

(Cristiano Tassinari)