Medicina alternativa

Parlare di medicina alternativa, oggi, vuol dire parlare di omeopatia. Fino ad una ventina di anni fa la si associava a qualcosa di esoterico e misterioso. Dalla sua nascita, nessun’altra pratica medica ha scatenato tante controversie, critiche e passioni.
Il principio fondamentale dell’omeopatia è semplicissimo: “Similia similibus curantur”, ossia il simile cura il simile, come dicevano gli antichi.
Verso la fine del diciottesimo secolo, Samuel Hahnemann, un medico tedesco, elaborò questa teoria basandosi appunto sul fatto che una sostanza che, a forti dosi, provoca disturbi ad un soggetto sano, è anche in grado, a basse dosi, di guarirli. Hahnemann sperimentò su di sé numerosi composti minerali, animali e vegetali, di cui definì la tossicità e trovò il modo di ovviare a quest’ultima attraverso la pratica sistematica della diluizione, studiando poi la sensibilità particolare dei pazienti e la loro propensione a sviluppare determinate malattie.
I rimedi omeopatici sono prodotti con lo stesso rigore dei farmaci tradizionali e le loro materie prime sono conformi alla Farmacopea Europea e sono soggette a normative molto severe.
Come per l’industria farmaceutica classica, la ricerca occupa un posto importante per confermare scientificamente l’efficacia dei trattamenti omeopatici e per capire i meccanismi d’azione dell’alta diluizione. Secondo le patologie, l’omeopatia si prefigge di trattare sia i sintomi, sia il terreno, ovvero l’acuto e il cronico, l’aspetto fisico e psichico. Per attuare questa strategia il medico dispone di sostanze di base – dette “ceppi” – diversamente diluite.
La “tintura madre” si ricava mettendo a contatto la materia prima con un solvente, per lo più alcol e acqua. Per i rimedi di origine vegetale, la tintura madre è il risultato della macerazione in alcol della pianta. Se invece si tratta di una sostanza minerale, si procede dapprima alla sua triturazione e poi la si scioglie in alcol con una percentuale dell’uno per cento, sino a giungere alla diluizione.
Queste diluizioni non devono essere assimilate a dosaggi: i dosaggi più alti non sono più “forti” di quelli più bassi. Sono soltanto le indicazioni che sono diverse. Per esempio: le basse diluizioni trattano i sintomi acuti e locali, le medie i fenomeni a carattere generale, le alte i problemi cronici e psichici.
Oggi l’omeopatia non deve più essere considerata solo una medicina alternativa per le donne incinte o i bambini. I suoi rimedi sono medicinali nel vero senso della parola e possono essere utilizzati da tutti, anche in medicina veterinaria. In farmacia i tubetti colorati di granuli e globuli trovano spesso spazio sugli scaffali accanto a rimedi allopatici (sciroppi, compresse, etc.) e la loro richiesta è in costante aumento.
Il modo più classico ed efficace è quello di assumere i granuli al mattino, appena alzati, depositandoli direttamente sotto la lingua, poiché l’assorbimento perlinguale è più rapido. Se i rimedi vanno presi più volte al giorno, bisogna astenersi dal mangiare, bere o fumare per circa dieci minuti prima e dopo l’assunzione.
Molti definiscono l’omeopatia “acqua fresca”, ma sono in tanti a difenderla e, data anche l’assenza di effetti collaterali e di controindicazioni, a definirla “una terapia di elezione in numerose patologie”.
(Sandra Galli)