Italia? Chiamiamola “Furbazia”

“Basta debolezze sull’evasione”. Così il presidente Giorgio Napolitano ha tuonato dal palco di Comunione e Liberazione in una calda domenica di questo caldissimo agosto italiano, mentre il Paese è sull’orlo del baratro (o forse c’è già caduto dentro e non ce ne siamo accorti!) e milioni di italiani si apprestano a pagare con lacrime e sangue una manovra finanziaria che ancora non si capisce bene da che parte andrà a pescare le decine di miliardi che servono a tenere in piedi l’Italia. Oddio, ad essere sinceri, una bella fetta di soldi si sa già da che parte proverrà, anche perché in tanti decenni di storia italica, mai nessun governo si è sognato di non spremere un po’ i lavoratori dipendenti, unica fonte certa di sostegno in momenti di crisi. Eh già, perché quando le tasse vengono trattenute direttamente dal datore di lavoro che le versa allo Stato senza manco farti sentire l’odore che hanno quei bigliettoni da centinaia di euro, ditemi un po’ voi come diavolo si potrebbe evadere il fisco. Diverso è il discorso di chi, e sono tanti, le tasse le dovrebbe pagare di propria spontanea iniziativa, dichiarando al fisco fino all’ultimo centesimo di quanto guadagnato per poi versare nelle casse dell’erario quanto giustamente dovuto. Così il capo dello Stato ha pensato bene di levare la sua voce contro furbi e furbetti di ogni genere che, come dice anche la campagna pubblicitaria dell’Agenzia delle Entrate che in questi torridi giorni accompagna le ferie degli italiani, non pagando le tasse danneggiano tutti i cittadini. È facile immaginare come la combinazione delle due cose, campagna pubblicitaria e appello di Napolitano, abbia spaventato a morte gli evasori italiani, che sicuramente se la staranno facendo addosso dalla paura a bordo dei loro yacht o al fresco delle loro case al mare o in montagna, tutto rigorosamente intestato a finanziarie di comodo o a prestanome.
In compenso, però, milioni di italiani come il sottoscritto vivono tra angoscia e rabbia un momento difficile per il Paese e per il mondo intero, un periodo che sembra non avere fine. Angoscia dovuta all’incertezza del futuro per se stessi e per i propri figli; rabbia nel vedere come l’Italia sia diventato un posto per disonesti, grandi e piccoli, italiani e stranieri. Ciechi che percepiscono la pensione d’invalidità ma ci vedono benissimo, storpi che camminano, invalidi che invece di starsene in carrozzella arrotondano la pensione lavorando in nero, imprenditori nulla-tenenti che girano in Ferrari; ma anche pesci piccoli come centinaia di muratori, idraulici, elettricisti che non staccano una ricevuta manco a sparargli. La mia rabbia deriva anche dalla constatazione, diretta e personale, di come funzionino realmente le cose in questo Paese, e l’ultimo esempio in ordine di tempo ce l’ho avuto proprio l’altro giorno. Esaminando, per lavoro, la pratica amministrativa di una famiglia extracomunitaria, mi sono imbattuto nella dichiarazione ISEE che altro non è che il famoso redditometro di qualche anno fa, all’interno del quale deve essere dichiarata la situazione patrimoniale, mobiliare e immobliare, dell’intero nucleo famigliare. Il primo sussulto l’ho avuto alla voce “Reddito complessivo dichiarato ai fini IRPEF” quando ho visto la cifra riportata: 2000 euro; praticamente 150 euro al mese, 5 euro al giorno. Ma il bello doveva ancora venire. Alla voce “Detrazione per il canone di locazione” l’interessato aveva riportato la cifra di 2640 euro. In pratica questo povero disgraziato, percependo 2000 euro l’anno di reddito ne ha pagati 2640 di affitto. Delle due l’una: o il nostro amico ha trovato un padrone di casa generoso e fesso che emette ricevute (e di conseguenza paga le tasse) per un importo di 2640 euro pur incassandone solamente 2000, oppure traete voi le conclusioni. E vi assicuro che di dichiarazioni di questo tipo ce ne sono decine e decine, tanto che ci si chiede come faccia questa gente a sopravvivere, visto che guadagna pochissimo, non ha risparmi (e ci mancherebbe altro) e vive in affitto pagando canoni di locazione che superano il reddito percepito. Ma uno si domanda pure come facciano, sempre le stesse persone, a trascorrere l’intera giornata al bar senza lavorare, dilettandosi con smartphone da centinaia di euro o magari a girare la città a bordo di auto da decine di migliaia di euro nuove di zecca e con lo stereo a tutto volume. E allora si capisce un po’ meglio perché tanta gente comincia ad arrabbiarsi, perché magari nella propria dichiarazione ISEE uno onestamente dichiara tutto quello che ha e i quattro soldi risparmiati a fatica facendo la spesa al discount o rimproverando i figli perché si ricordino di spegnere le luci di casa quando non servono, quei quattro soldi che hai in banca fanno lievitare il tuo reddito patrimoniale e così non hai diritto allo sconto sulla mensa di tua figlia e sei costretto a pagare l’intera quota, o magari non puoi rivolgerti alla Caritas per farti pagare le bollette di luce e gas come fa qualcun altro che nel suo ISEE ha dichiarato di essere un morto di fame, salvo poi girare in BMW.
La gente si arrabbia perché i furbastri sono ovunque e magari li ritrovi nelle prime posizioni nella lista di assegnazione delle case popolari perché dichiarano reddito “zero”, e ti chiedi come faccia uno a vivere senza un centesimo in tasca. A pensar male però ti accusano di essere razzista e allora non si pensa male ma ci si rode dentro. Le persone perbene (italiani e non) si sono stancate di accettare supinamente perché capiscono che tutto questo lassaiz faire “catto-comunista” (leggi ex DC, PSI, PCI e tutto ciò che ruota attorno al mondo cattolico e dell’associazionismo) sta rovinando il Paese, quello reale, quello degli onesti che hanno pagato e pagano sempre fino all’ultimo centesimo. Il Paese dell’impiegato italiano, o dell’operaio senegalese, che tiene in piedi le fabbrichette del nord col sudore della sua fronte, o che si è stufato, pure lui, di pagare per i furbastri e in più di essere additato come lo straniero furbo e delinquente. È proprio questo che il catto-comunismo non ha capito: si difendono gli onesti, che sono tanti, che sono la maggioranza, ma non si possono e non si devono difendere tutti in nome di un buonismo che non esiste in nessun altro Paese. Negli Stati Uniti, ad esempio, se non paghi le tasse o se dichiari il falso, finisci dritto in galera mentre da noi non rischi nulla perché in galera non ci va più nessuno. Anzi, se ti va bene, ottieni pure lo sconto sulle tasse scolastiche e la casa popolare. Benvenuti a Furbazia.
(Franco Casadidio)