Il peperoncino e i voli della Polverini

Confesso che lo uso molto in cucina, per il semplice motivo che mi piace; ma ne ignoravo le numerose virtù. Sto parlando del peperoncino, una spezia utilizzata soprattutto nel sud del nostro Paese.
I frutti di questa pianta, oltre alla capacità di conservare i cibi, sono ricchi di vitamina C: ideali dunque per combattere le malattie da raffreddamento; ma dispongono anche di un forte potere antiossidante, virtù questa che ha attribuito loro una buona fama antitumorale. Ma non basta. Il peperoncino stimola la peristalsi intestinale e dunque permette una più facile evacuazione, contrastando al tempo stesso la formazione di gas. Ritornando alle virtù terapeutiche, va detto, che i frutti di questa pianta hanno anche capacità antidolorifiche, tanto che possono essere utilizzati nella cura delle artriti e della cefalea. Sono stati riscontrati poi positivi effetti sulla psiche: a parere di uno psicologo americano, Paul Rozin, il peperoncino avrebbe infatti un effetto tranquillizzante. Inoltre nella medicina ayurvedica la spezia viene usata per contrastare le ulcere peptiche. Infine (ma la cosa non è provata) le si attribuiscono virtù afrodisiache.
Sarà allora per questi motivi che quest’anno a Rieti si è svolta la “Sagra del peperoncino”, manifestazione inaugurata, come vuole la prassi, da alcune delle tante inutili autorità che abbiamo in Italia. Le quali hanno ovviamente pronunciato i soliti discorsi generici e vuoti come le teste che li hanno prodotti. Non le loro in questo caso (che pure non abbondano di materia cerebrale) ma quelle dei loro portaborse: bassa manovalanza politica che prima o poi li sostituirà sulle poltrone alle quali sono avvinghiati. I satrapi di turno erano questa volta il ministro Romani, che passerà alla storia per aver diretto dal ‘76 all’’85 la televisione Rete A, specializzata in televendite erotiche condotte dal trans Maurizia Paradiso, e la governatrice del Lazio Renata Polverini. Costei, miracolata come Romani sulla via di Arcore, non deve conoscere troppo bene la regione che amministra. Non sa, infatti, che fra Roma e Rieti intercorrono soltanto 77 chilometri, facilmente percorribili fra l’altro, essendo la via Salaria, almeno una volta passato il raccordo anulare (ma alla governatrice è consentito anche l’uso della sirena), decisamente scorrevole. Non lo sa e di conseguenza, per spostarsi lungo una distanza così breve, ha deciso di prendere l’elicottero. Non occorre ovviamente dire su quali spalle siano ricaduti i prezzi di quel viaggio.
In un Paese diverso dall’Italia imputridita da tre lustri di berlusconismo e prima ancora dal decennio craxiano e prima ancora dal trentennio democristiano, un politico sorpreso con le mani nella marmellata, come è avvenuto alla governatrice, sarebbe andato a nascondersi. La Polverini invece, avvicinata da un giornalista del Fatto quotidiano che le ha chiesto conto del mezzo scelto per spostarsi, ha reagito con rabbia e arroganza, trovando immediato soccorso nel suo accompagnatore, un attempato compagno di merende littorie, il quale, attraverso le minacce all’indirizzo del giornalista, ha evidenziato come la incipiente demenza senile sa armonizzarsi alla grande con quella politica, mantenendo il patetico e anziano balilla sulla breccia del consueto e ringhioso servilismo fascista.
La governatrice, che deve la sua elezione alla sciagurata scelta della sinistra di avere presentato a quella carica nel 2005 quello sprovveduto di Marrazzo, si era già segnalata per il fatto di abitare in una casa popolare (si fa per dire) sull’Aventino, pagando, lei che guadagna quanto un parlamentare, un affitto di poche centinaia di euro.
I nipotini di Mascellone (uno dei tanti soprannomi, questo, con cui Gadda gratificava il Duce), una volta sdoganati dal Berlusconi, si sono dimostrati degni dello stesso appellativo, qualora con questo si preferisca intendere il possesso di un paio di ganasce capaci di scarnificare l’erario pubblico.
Chissà se nei banchetti veri (e non quelli metaforici) questa insaziabile progenie fa uso di condimenti al peperoncino. Ne avrebbe giovamento il corpo e, stando a quanto dice il succitato psicologo, anche lo spirito. Peccato che fra le virtù di questa spezia non ci sia quella di restituire a chi la mangia un poco di dignità. Ma se pure il peperoncino avesse questa dote, ai suddetti signori ne occorrerebbero quantità industriali.
(Corrado Conforti)