Alda Merini. Per un ricordo

“Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo”
“Si è fatta troppa confusione tra la mia poesia e la mia vita, anzi direi tra la poesia e la malattia. La poesiasemmai, è la liberazione del male, come la preghiera è la liberazione dal peccato”

A distanza di un anno dalla scomparsa di Alda Merini, si continuano a pubblicare i suoi versi, spessopreceduti da introduzioni o saggi critici, che hanno l’intenzione di presentarne la vita e l’opera.È un compito difficile e pieno di insidie, impossibile da assolvere attraverso la stesura di brevi note; comenon si può pretendere di esaminare anche solo taluni aspetti della sua poetica, senza studiare seriamentequello che sappiamo della sua vita privata e pubblica e tutto ciò che è stata capace di scrivere. Questoperché, se esiste una certezza, è che la vita e le opere poetiche di Alda Merini sono collegate in modo
indissolubile, tanto che leggendo ciò che ha lasciato, diventa difficile distinguere fra i fatti della sua vita e ciòche è solo invenzione.La sua produzione è copiosissima: a partire dai primi versi, scritti in età giovanile e negli anni cinquanta, finoalle parole più recenti, spesso dette e non scritte, a volte trascritte e inventate sul filo del pensiero duranteuna discussione, un’intervista, una conversazione al telefono.I passi essenziali della sua vita sono facilmente ripercorribili: la nascita nel 1931 a Milano da famiglia umile,l’adolescenza tra i bombardamenti, i primi sintomi della malattia che l’accompagnerà a fasi alterne e persempre, le prime esperienze editoriali, quasi un ventennio di buio creativo a partire dal 1961, la solitudinee l’isolamento culturale, poi un’amica che si prodiga e un editore che ci crede, la rinascita, i capolavori inversi e in prosa, i premi letterari, il successo e la celebrità, quest’ultima accompagnata dalle apparizionitelevisive che hanno contribuito a farla conoscere, e ad avvicinare tanti giovani alla poesia. Di non pocaimportanza quest’ultimo aspetto, perché mediante la libertà costruttiva forse solo apparente, e la comunanzacon il linguaggio di tutti i giorni, è riuscita ad esprimere pensieri profondi con parole comuni. Come sonofacilmente ripercorribili anche i punti chiave della sua poetica fatta di densità visionaria e intreccio di temimistico-religiosi ed erotici, di memoria quale punto di riferimento e tema conduttore, e poi la malattia el’emarginazione, la poesia come terapia, la volontà di scandagliare l’animo umano, i sentimenti delusi, lostemperarsi dell’emozione improvvisa e violenta attraverso la parola.Il lettore che dovesse consultare una bibliografia aggiornata delle opere di Alda Merini, si troverebbe difronte a decine di titoli, la maggior parte dei quali pubblicati a partire dal 1983; si tratta naturalmente diun elenco che delinea la parabola creativa della poetessa, attraversando la complessità del suo mondo.Difficile riuscire a leggere tutto: non succede mai per nessun autore la cui esistenza abbia lasciato unsegno altrettanto importante, a meno che non si intenda compiere uno studio critico approfondito. Esistonotuttavia tanti modi per avvicinarsi in punta di piedi a questa straordinaria autrice. Fra le decine di ottimepubblicazioni che la riguardano, e fra le centinaia recanti una cifra culturale più modesta, ne esiste una,edita da Einaudi, a cura di Maria Corti, che si intitola Fiore di poesia, 1951 – 1997’. È uno di quei librettieconomici e di poco più di duecento pagine, da leggere e rileggere, dove la Corti, autrice lei stessa, criticae filologa di fama, amica strettissima della Merini, ha voluto raccogliere le composizioni più significativeestrapolandole dalle varie opere, proprio con l’intento di proporre un approdo sicuro, utile a conoscere e acapire.

Alda Merini, Fiore di poesia, 1951-1997, a cura di Maria Corti, Einaudi, Torino, 1998

(Lorenzo Pellegrini)